Alla fine, dei duecento e passa ammessi, ne sono arrivati poco più di centotrenta. Un esercito composto e silenzioso che si è regolarmente messo in fila per sostenere un concorso per “addetto allo sportello telefonico” al Bim Gsp. In palio, un contratto a tempo indeterminato da mille euro al mese. Tanto potrebbe bastare a chi dice che il peggio è passato e che la ripresa è dietro l’angolo. Nel Bellunese della crisi, il posto fisso in una società pubblica fa gola. A dirlo i numeri, ma soprattutto i volti. Tra le file, ci sono uomini e donne di tutte le età. Tanti i laureati stufi di stage sottopagati.
A riassumere in qualche modo il senso della giornata è Andrea, 37 anni e padre di tre figli. «Al Gsp non hai il titolare che da un giorno all’altro può chiudere la ditta», afferma. «Dove lavoro io la crisi si tocca con mano. Ogni giorno vediamo rifornitori e clienti che non ci sono più. Non è ancora il nostro caso, ma viviamo costantemente nell’incertezza».
Ed è proprio l’incertezza a muovere tanti giovani bellunesi. Nel primo concorso veramente pubblico indetto dal Gsp i candidati parlano quasi esclusivamente «dolomitico». Scordatevi quindi le bolgie di meridionali a cui si era abituati fino a un recente passato. Scordatevi anche le facce della disperazione. Qui c’è solo dignità, voglia di reagire, ma anche voglia di cambiare.
«Io sono ragioniera, ma vorrei cambiare lavoro perché non ce la faccio più», dice una ragazza di Santa Giustina.
Tanti altri sono disoccupati e cercano semplicemente un’opportunità.
In fila per un posto. Alle otto del mattino davanti all’albergo Piol di Limana ci sono i primi gruppetti. Poi si forma la fila. I tecnici Gsp verificano requisiti di ammissione e carte d’identità. Qualcuno è emozionato – come a scuola – altri sono più spavaldi. Si vede che sono abituati.
Alle nove e dieci, in 131 vengono fatti sedere perché devono essere distribuiti i questionari. L’attesa si allunga, sembra ci siano problemi con la fotocopiatrice. Si parte verso le dieci e c’è un’ora e mezza di tempo. Tra le materie, comunicazione e nozioni sul Gsp.
Tra mobilità e stage. Due candidati su dieci hanno più di quarant’anni e di esperienza ne hanno accumulata parecchia. Paola ha 41 anni e da sei anni è precaria. «In sei anni sette contratti», racconta. «A me l’attività di call center piace».
La sua però è una voce fuori dal coro: «L’idea non mi appassiona», le fa eco una neo-mamma di 37 anni. «Ma il Bim è il Bim», sorride.
Già, quello che attira questi ragazzi – più o meno “maturi” – è la struttura, la garanzia di un rapporto stabile, duraturo. Certo. Se chi è nella fase degli “anta” cerca una via di fuga a una situazione di stallo – mobilità o disoccupazione – ventenni e trentenni vogliono qualcosa di più del solito stage.
Federico ha in mano un diploma liceale e settecento ore di formazione a Certottica: «Ma è da un anno e mezzo che provo. Solo stage non pagati».
Davanti all’albergo Piol – una volta terminata la prova – ci sono intere generazioni a confronto. «Io dico ai più giovani di coltivare le proprie passioni, mirare in alto», dice Sabrina. «Io ho superato i quaranta e devo guardare alla concretezza».
Fonte: http://corrierealpi.gelocal.it/dettaglio/belluno-in-130-per-un-posto-di-lavoro-da-mille-euro/2233511

