I rifiuti di Napoli costano anche a te 20€

I costi dei rifiuti di NApoli per gli italiani

fonte e-gazette: costo rifiuti Napoli.

Milano, 25 ottobre – La crisi dei rifiuti di Napoli ci sta costando 1,1 miliardi. Una ventina di euro per italiano, compresi i neonati. È la differenza tra sovraccosti dell’emergenza-spazzatura e una gestione dell’immondizia condotta secondo lo standard medio italiano. Il divario si allarga se Napoli avesse un sistema di gestione simile a quello della Lombardia o del Veneto.
Secondo un recentissimo studio della società di consulenza Althesys, nell’ultimo decennio i mancati benefici legati a una gestione inadeguata dei rifiuti urbani raggiungono i 18 miliardi di euro, contro benefici del riciclo che toccano i 6,7 miliardi. Il contributo positivo del riciclo risulta dalla somma del valore dei materiali raccolti, delle mancate spese di smaltimento, oltre che dalla riduzione di emissioni di CO2.

“Abbiamo realizzato un’analisi costi-benefici per calcolare quanto si sarebbe potuto risparmiare se la Campania fosse stata gestita come la media italiana – approfondisce Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys e professore alla Bocconi. – Il dato è di 1,1 miliardi di euro. Addirittura, se la gestione fosse fatta secondo il modello Lombardia, i benefici netti toccherebbero i 2,2 miliardi”.

“Facendo le dovute somme – riassume Marangoni – una politica di gestione ambientale accorta e all’avanguardia avrebbe fruttato al nostro paese 24,7 miliardi: una cifra vicina all’ammontare di una Finanziaria”.

Continua su e-gazette.

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Il bambino italiano e i bambini tedeschi al mare

Il bambino italiano e i bambini tedeschi al mare

La famiglia italiana ha un solo bambino, di età compresa tra i due e i quattro anni. Arriva nel luogo di vacanza bordo di un gigantesco suv grigio topo metallizzato, che i genitori, presi dal panico, hanno acquistato subito dopo la prima ecografia, ritenendo che il monovolume che avevano non sarebbe stata abbastanza grande per contenere il nascituro. Nove decimi dei bagagli sono rappresentati da accessori per il pupo.

La famiglia tedesca ha minimo tre bambini (dall’anno alla pre-adolescenza), ma quando meno te lo aspetti ne salta sempre fuori un altro, per cui dopo un po’ perdi il conto. Arriva a bordo di una station wagon rossa o verde pisello, dalla quale vengono tirati fuori, oltre al set di valige: biciclette per tutti, gommone con motore fuoribordo, tavole da windsurf, l’occorrente per il barbecue, e qualche pastore tedesco.

[...]

Continua qui: http://www.verosimile.it/post/il-bambino-italiano-e-i-bambini-tedeschi-al-mare

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Napoli, città del turismo e dei rifiuti

Cercando informazioni sulla splendida città di Napoli, spesso in prima pagina per fatti legati alla criminalità o alla gestione dei rifiuti, ho trovato questo interessante sito amatoriale:

napolimerda.blogspot.com

Leggo sul giornale un articolo del 2007, purtroppo ancora attuale: http://www.ilgiornale.it/commenti/camorra_e_rifiuti_vedi_napoli_e_poi_fuggi/24-06-2007/articolo-id=187961-page=0-comments=1

Qualche giorno fa, una turista giapponese è stata scippata e spedita all’ospedale. Intervistata, ha esclamato: «Non tornerò mai più qui, Napoli fa schifo!».
I mali di Napoli, a mio avviso, sono tre, due dei quali «storici»: la plebe, la camorra, e l’attuale classe politica. La plebe, da sempre, è la vera padrona della città: di più, ne è l’anima. Roma, Alessandria, Babilonia avevano la plebe, quasi tutte le città moderne se ne sono disfatte. Ma a Napoli la plebe ha resistito. Una plebe, si badi, che non è soltanto una classe economicamente e socialmente meno evoluta, ma anche uno stato d’animo. Ha scritto Domenico Rea: «Napoli ha sempre prodotto plebe: plebe aristocratica, plebe politica, plebe religiosa». In qualche modo della plebe ha fatto parte anche qualche sovrano; Ferdinando IV, detto «re lazzarone», si esprimeva in modo scurrile, si camuffava da pescivendolo e andava a vendere i polpi a Mergellina, da ragazzo urinava nell’androne del palazzo reale e defecava sulle statue scolpite con marmo di Carrara. Una plebe che inorridì Leopardi, Dumas, Dickens, e perfino De Sade. Una plebe con la quale dovrete fare i conti mettendo piede in questa città e che troverete nell’osteria come nel ristorante alla moda, dietro al bancone dell’acquafrescaro come nel caffè storico, nel taxi che vi porta all’albergo e nell’albergo stesso.

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Quanto ci costano i rifiuti di Napoli? Forse ancora troppo poco

Undici automezzi distrutti, 13mila ore di straordinario da pagare ai dipendenti impegnati per far fronte alla crisi con danni quantificati per circa 2 milioni e 170mila euro in pochi giorni. Cinque autisti dell’Asia aggrediti, di cui due ancora in ospedale. Sono questi i numeri causati dell’ennesima emergenza rifiuti che peseranno sulle casse dell’Azienda speciale igiene urbana del Comune di Napoli.

Cifre che sono state snocciolate dall’amministratore delegato dell’Asia, Daniele Fortini, partecipando ad una conferenza stampa insieme al sindaco di Napoli, Rosa Iervolino Russo e a numerosi componenti della giunta. A tutto ciò bisogna aggiungere che occorre uno sforzo straordinario quando sarà garantita la regolarità degli sversamenti per “cancellare” le circa 2000 tonnellate di spazzatura che si sono accumulate lungo le strade negli ultimi giorni. Infine, il danno all’immagine della città, al momento, non può essere ancora contabilizzato.

Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201010articoli/59717girata.asp

Per quanto riguarda il danno d’immagine per la città di Napoli, personalmente più che danno parlerei di beneficio. Finalmente si ritorna a parlare di questo infinito problema. E mi chiedo ma il problema dove sta? Nella gente?

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I rassegnati giovani italiani

Segnalo questo breve articolo del sole24ore sulla rassegnazione dei giovani disoccupati italiani.

«Sicuramente già sanno chi assumere, ma io ci provo lo stesso». Viaggio nell’Italia dei concorsi disperati

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Eolico abruzzese sulla prima pagina del New York Times

Eolico abruzzese sulla prima pagina del New York Times

L’eolico abruzzese finisce sulla prima pagina del New York Times come esempio virtuoso, è qui in italietta ancora si discute se gli impianti eolici possono recare danni alla vendemmia del Morellino di Scansano.

La notizia ovviamente non ha avuto risonanza nazionale, in italietta stiamo perdendo tempo dicendo di no a qualcosa, ogni giorno, sempre e solo dei “no a…”, ma ci pensa il NYT a dargli il giusto rilievo internazionale.

Brava a quell’Italia che ragiona, che fa, e che lavora!

La notizia si trova qui: http://www.nytimes.com/2010/09/29/science/earth/29fossil.html?_r=1&scp=1&sq=Tocco%20da%20Casauria&st=cse e se ne parla anche qui: http://www.ecoblog.it/post/11250/il-new-york-times-benedice-leolico-abruzzese

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Disoccupazione: 1 giovane su 3 (o su 4) non ha lavoro, embè?

Nonostante questa “crisi occupazionale” pare che in Italia non vi siano proteste e che la politica e la popolazione non si preoccupi di questa “generazione (quando va bene) 1000 euro”.

Per ilsole24 ore i giovani disoccupati sono 1 su 3, per il corriere della sera 1/4.

Il sole24ore dice:
La disoccupazione giovanile non è mai stata così elevata da oltre dieci anni. Nel secondo trimestre – afferma l’Istat – il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 27,9%, il livello più alto mai raggiunto dal secondo trimestre del 1999. Nel secondo trimestre del 2010 l’occupazione, complessivamente, è aumentata dello 0,1% (+27mila occupati) sul trimestre precedente. Nel periodo il numero di occupati risulta pari a 23 milioni e 7mila. Il tasso di occupazione risulta in calo al 57,2%. Il numero di persone in cerca di occupazione sale a 2.136.000. Nel secondo trimestre il tasso di disoccupazione sale all’8,5%, al top dal terzo trimestre 2003.

ilcorrieredellasera dice:
La disoccupazione balza all’8,5%
Più di un giovane su 4 senza lavoro – Quella giovanile al 27,9%, massimo dal 1999. I disoccupati sono 2,1 milioni
ROMA – Disoccupazione a livelli record nel secondo trimestre dell’anno, nonostante la ripresa dell’economia. Ad aprile-giugno – comunica l’Istat – il tasso di disoccupazione è salito all’8,5%, con un aumento di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre e di 1 punto nel confronto con il secondo trimestre dell’anno scorso. L’8,5% è il dato più elevato dal terzo trimestre del 2003. L’incremento tendenziale della disoccupazione si concentra nel Nord tra gli ex-occupati; nel Centro e nel Mezzogiorno tra gli altri gruppi dei disoccupati. Alla crescita della disoccupazione si accompagna un moderato aumento degli inattivi rispetto al secondo trimestre 2009 (+92.000 mila unità), sintesi di una lieve riduzione delle non forze di lavoro italiane e di un ulteriore incremento di quelle straniere. La caduta tendenziale dell’occupazione riflette il sensibile calo della componente maschile (-1,2%, pari a -172.000 unità) e la contenuta flessione di quella femminile (-0,2%, pari a -23.000 unità).

I DISOCCUPATI – In forte aumento i disoccupati nel secondo trimestre dell’anno: raggiungono il livello massimo da quasi dieci anni. Ad aprile-giugno – comunica l’Istat – il numero delle persone in cerca di lavoro raggiunge quota 2,136 milioni, con un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre (+24mila persone) e del 13,8% su base annua. Era dal secondo trimestre del 2001 che non si raggiungeva un livello così alto di disoccupati.
Prosegue la forte riduzione degli occupati italiani (-257.000 uomini, pari al -2%; -108.000 donne, pari al -1,3%) a fronte di un nuovo significativo incremento degli stranieri (+85.000 uomini e +86.000 donne). A livello territoriale, alla riduzione del Nord (-0,9%, pari a -114.000 unità) e del Mezzogiorno (-1,4%, pari a -88.000) si accompagna la sostanziale stabilità del Centro. Con riferimento alla crescita tendenziale dell’occupazione in Valle D’Aosta, nella provincia autonoma di Bolzano, in Friuli V. Giulia, nelle Marche e nel Lazio, si segnala che gli intervalli di confidenza, al 95% di probabilità, si sovrappongono dando luogo a variazioni statisticamente non significative.

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Condividere la casa? Non è più una cosa da studenti

Generazione mille euro – Condividere la casa? Non è più una cosa da studenti.

A Milano e Roma aumentano le coabitazioni tra over 30

fonte: http://job24.ilsole24ore.com/news/Articoli/2010/09/case-apre-17092010.php

Fino a qualche tempo fa, condividere la casa con amici ed estranei era sinonimo di studente, di notti bianche trascorse a ripassare prima dell’esame o ad ubriacarsi durante feste improvvisate che impedivano di frequentare le lezioni il giorno successivo. A distanza di qualche anno, molti di quegli stessi studenti – ora lavoratori – si trovano ancora a dividere l’affitto con amici o estranei, ma con uno spirito diverso.

«La coabitazione nell’universo giovanile è sempre più una necessità per precari e persone al primo lavoro, ma anche per single non più giovani, il cui reddito non consente di sostenere affitti troppo alti e che si trovano a dover ricorrere a questa soluzione abitativa alternativa». E’ quanto riporta lo studio “Friends”. Condotto in estate dal portale di annunci immobiliari Idealista. , riecheggia il nome della nota serie televisiva americana e prende in considerazione un campione di 1000 individui in coabitazione fra Milano e Roma, le città italiane con i canoni di affitto più alti.

La percentuale di studenti si aggiraintorno al 37% in entrambe le metropoli, mentre i lavoratori rappresentano il 28,90% delle coabitazioni milanesi e il 24,20% di quelle romane.

Le coabitazioni miste risultano maggiori nella capitale col 38%, contro il 33,59% di quelle registrate a Milano, dove l’età media dei “coabitanti” è di 26 anni, uno in più rispetto a quella di Roma.

A Milano per l’affitto di una stanza bisogna sborsare in media 460 euro al mese, in confronto ai 443 euro richiesti nella capitale, ben al di sopra della media nazionale di 398 euro.

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Progredire verso il passato: le migliori cose da fare per perdere competitività

Si sente spesso parlare di innovazione, rilancio della competitività, modernizzazione del Paese, etc. Forse tagliando i fondi per la banda larga, nell’era della rivoluzione digitale, si stimola il Paese a progredire? Progredire verso il passato?

fonte: http://www.itespresso.it/banda-ristretta-i-fondi-per-la-banda-larga-tagliati-da-800-a-100-milioni-47777.html

Banda ristretta: I fondi per la banda larga tagliati da 800 a 100 milioni

L’Agenda Digitale ha messo la banda larga fra i sette punti salienti del piano di informatizzazione UE. Ma gli 800 milioni di euro per la banda larga in Italia, in stand-by da un anno, si sono ridotti a 100.

Tanto tuonò che piovve. Scomparsi un anno fa, avvistati più volte tra le nebbie fitte (della crisi e fra le pieghe dei decreti), ad un certo punto dimezzati, alla fine sono evaporati. Si sono sciolti come un gelato al sole, nonostante gli appelli bipartisan. Parliamo dei fondi per la banda larga, prima messi in stand-by e oggi ristretti da 800 a 100 milioni di euro: la lotta al Digital (e al Bandwith) Divide è una priorità di tutti i governi al mondo, escluso quello italiano. Siamo passati dalla penuria (800 milioni di euro erano già pochi rispetto ai piani da 10-15 miliardi di euro richiesti per le Reti Ngn) alla scarsità. Tagliati drasticamente.

La Relazione Annuale dell’AgCom, tenuta dal presidente Corrado Calabrò pochi mesi fa, non ha evidentemente risvegliato l’interesse (sopito, dai tempi dello stand-by degli 800 milioni) per la banda larga.

Lo scorso maggio, Assinform, con il suo Rapporto Annuale, aveva sottolineato i ritardi italiani negli investimenti in informatica (IT), con dinamiche di mercato fiacche; e soprattutto con un’intensità dell’uso dell’informatica (IT) poco compatibili con le ambizioni di un paese sviluppato. Con un rapporto spesa IT/PIL pari a 1,9% e una spesa IT/procapite pari a 316 dollari, l’Italia è fanalino di coda: non solo dietro a Usa (4,0% e 1411 dollari) Giappone (2,3%, 838 dollari) e Germania (3,4%, 880 dollari), ma anche al Regno Unito (3,3%, 972 dollari), alla Francia (3,4%, 856 dollari) e alla Spagna (2,0%, 316 dollari).

La PA Digitale potrebbe generare risparmi per 30 miliardi di euro (fonte: Confindustria), ma alla riforma Brunetta (E-gov 2012) serve la banda ultra larga. La banda larga porterebbe 50mila posti di lavoro in 33mila cantieri anti-ciclici. Invece il governo salva le “briciole”: 100 milioni (composti anche da fondi regionali, e forse serviranno a cablare le aree industriali principali). Gli 800 milioni di euro erano stati stanziati dal precedente governo Prodi per azzerare il Digital Divide in Italia, che riguarda circa il 13% degli abitanti.

Ecco allora alcune domande per il governo. L’innovazione è un tema da mettere sul tavolo? Non c’è urgenza? La fibra ottica fa parte dei programmi di exit strategy? L’IT fa parte dell’agenda politica italiana? Usare la leva dell’IT per far ripartire l’economia, superando i cronici ritardi che condizionano lo sviluppo della società digitale in Italia, non sembra una priorità di questo governo, anche se Digital Agenda mette la banda larga fra i sette punti dell’Unione europea (la banda larga dovrà raggiungere i 30 Mbps per tutti entro il 2020). Ancora una volta, l’Italia non è un paese per Internet.

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“Ingegnere, mi mandi un fax.” Che cosa è un fax?

L’Italia vuole migliorare la propria competitività. Le aziende devo evolversi. Ci sono aziende manifatturiere con siti a dir poco datati, orribili e inusabili. Nella loro home page mettono il numero di telefono e di fax e non mettono l’email. In un periodo storico in cui molte aziende tedesche, inglesi ed americane giàhanno l’account twitter, il gruppo facebook, la community online, etc come possono competere le aziende italiane che per comunicare ancora usano il fax? Ma che cos’è il fax?

Interessante articolo: vi scrivo dal futuro.

Leggevo il Sole24Ore stamattina, realitvamente alla necessità di dare impulso all’economia attraverso la produttività e la competitività. Che meraviglia! Draghi prende a modello la Germania dicendo che dobbiamo seguire il modello tedesco. Leggo, rileggo e rimango basito. Ma Draghi ha mai provato a presentarsi alla ditta “Ciappinari & Co” per parlare di web, di comunicazione, di marketing avanzato? Se bisogna legare i salari alla produttività che a sua volta deriva dalla maggiore organizzazione ed efficienza del sistema aziendale, ho paura che stiamo di nuovo parlando di aria fritta. Penso a quelle imprese, non poche, che sì e no sanno cosa sia una e-mail, non sanno aggiungere un allegato ad un messaggio e quando lo aggiungono, magari sono 50 foto da 5 mega l’uno e si incazzano perchè la mail non parte.

Poi ti vedi ricevere telefonate come quella ricevuta da me due giorni fa, di un tizio che mi chiede: “Senta, la chiamo perchè volevo informarmi sul perchè le mie mail non partono”. Rispondo:”Forse che non ha pagato il biglietto?”

Davvero non si sa cosa rispondere. Si tende anche a diventare insolenti e non è certo bello. Oppure: “Il vostro sito è davvero molto datato. Andrebbe aggiornato” e ti senti rispondere: “Guardi, non ci ho mai fatto caso. Mio figlio ora studia all’università e non ha tempo. Mi faccia un fax e mi scriva cosa non va che glielo dico quando lo vedo”. Azienda con 300 dipendenti…

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